
Alla scoperta del più affascinante strumento musicale – la voce umana – attraverso l’esplorazione della vocalità sia nella nudità tra trascrizione e contemporaneità.
GAMO ENSEMBLE
Ikue Kobayashi e Corinna Straffelini voci
Alessia Scilipoti auto
Giovanni Riccucci clarinetto
Pietro Paolo Antonucci sarmonica
Eleonora Podestà violino
Stefano Beltrami violoncello
Francesco Gesualdi direttore
Il presente programma delinea un’indagine sulla voce umana attraverso una parabola formale che esplora la vocalità sia nella nudità del solismo monodico, sia nell’interazione polifonica con l’ensemble strumentale.
L’apertura è affidata a Das Licht di Carla Magnan e Carla Rebora: una partitura per voce sola il cui testo, curato dalle stesse autrici della musica, è liberamente tratto dagli Inni alla notte di Novalis. La scrittura declina i versi del poeta romantico in un’essenziale condotta monodica, che esplora la purezza e le potenzialità geometriche della linea vocale non accompagnata.
Il nucleo centrale della serata affronta invece il tema della memoria e della riscrittura con la rilettura d’autore di Bernard Cavanna. I suoi arrangiamenti di quattro celebri Lieder di Franz Schubert (Gretchen am Spinnrade, Die junge Nonne, Lied der Mignon, An den Mond) reinterpretano la drammaticità romantica attraverso un organico inedito (voce, violino, violoncello e fisarmonica). La trascrizione di Cavanna non decontestualizza l’originale schubertiano, ma ne amplifica l’urgenza espressiva attraverso un fitto contrappunto timbrico.
La voce torna alla sua dimensione solistica, frammentata e aforistica, negli Attila József Fragments di György Kurtág, per poi integrarsi nel colorismo strumentale dell’ensemble (flauto, clarinetto, fisarmonica e archi) in Tremita l’aria di Claudio Ambrosini, pagina commissionata dal GAMO Ensemble in cui il dato vocale si fa soffio e fenomeno acusmatico, e in Quasi un’altra storia di Alessandro Polito, anch’essa scritta per il GAMO Ensemble e focalizzata su una scomposizione narrativa di stampo teatrale su testi di Giuliano Scabia.
A suggello del programma, e in ideale simmetria con l’apertura, si colloca il secondo lavoro del duo Magnan/Rebora: Gli uncini del diavolo. Il brano, che dà il titolo programmatico al finale del concerto, impegna l’intero organico in una complessa dialettica formale di venti minuti. Qui la voce si misura con contrasti dinamici e ritmici serrati, sintetizzando le istanze estetiche dell’intero percorso in un finale di straordinario impatto espressivo e strutturale.
Francesco Gesualdi
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