
Un evento alla scoperta della cultura musicale giapponese e del suo rapporto con i compositori e le avanguardie europee
Megumi Akanuma soprano
Takahiro Yoshikawa pianoforte
Musiche di C. Debussy, A. Schönberg, J. Cage, T. Ichiyanagi, V. Davico, K. Yamada, K. Hashimoto.
1866 – 2026: 160° anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Giappone
Il 25 agosto 1866 Italia e Giappone firmavano il Trattato di amicizia e di commercio che auspicava “pace perpetua ed amicizia costante tra Sua maestà il Re d’Italia e Sua maestà il Taicoun, i loro eredi e successori” e tra i rispettivi popoli, “senza eccezione di luogo o persona”.
L’augurio, formulato nel primo articolo dell’accordo, è diventato realtà: nei 150 anni trascorsi dalla firma del trattato, le relazioni tra Italia e Giappone sono state costantemente amichevoli e si sono caratterizzate per un contributo di reciproca amicizia, aiuto e arricchimento culturale.
All’insegna di questo rapporto, il concerto di oggi traccia un percorso verso la conoscenza della cultura musicale giapponese che, seppur oggetto di un sempre maggiore interesse, resta ancora poco conosciuta in Italia. La musica occidentale fu introdotta a fine Ottocento e affascinò molti musicisti giapponesi, che andarono in Europa per studiarla, mentre artisti occidentali si ispiravano all’arte e alla letteratura giapponese. La visione poetica del Giappone, legata a forme brevi come haiku e tanka, contribuì alla nascita di nuove composizioni musicali.
Questo concerto riunisce opere nate dall’ispirazione reciproca di compositori europei e giapponesi.
Dopo il successo all’Esposizione Universale di Parigi del 1867 nacque il “Giapponismo”, che influenzò profondamente l’arte europea.
Tra i primi compositori occidentali ad abbracciare il “giapponismo” troviamo Claude Debussy. Sensibile alla cultura orientale, collezionava numerose opere d’arte giapponese. Trasse ispirazione dall’ukiyo-e Trentasei vedute del Monte Fuji – La grande onda di Kanagawa di Katsushika Hokusai per il poema sinfonico “La Mer,” e da una scatola laccata in maki-e per il brano pianistico “Poisson d’or”, egli ricostruì in musica le linee e il senso del colore dell’arte giapponese.
Arnold Schoenberg, John Cage e Toshi Ichiyanagi incarnano un rapporto maestro-allievo e di reciproca influenza che rappresenta il passaggio dalla tradizione all’avanguardia nella musica del XX secolo. Schoenberg insegnò a Cage la tecnica dodecafonica; Cage, nel tentativo di ampliare l’orizzonte musicale, si distaccò da essa e compose utilizzando metodi sperimentali innovativi, influenzando l’intero mondo dell’arte d’avanguardia.
Ichiyanagi, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, studiò direttamente con Cage e, al rientro in Giappone, introdusse attivamente l’avanguardia musicale.
L’influenza giapponese si estese anche al mondo della letteratura: un esempio è il tanka, che fa emergere pensieri profondi in brevissime frasi aprì nuove possibilità ai compositori dell’epoca. Vincenzo Davico fu uno di essi.
Kosaku Yamada arrivò a Berlino nel 1910 e fu uno dei primissimi musicisti giapponesi a venire a studiare in Europa.
In Giappone è considerato il “Padre della musica occidentale in Giappone”. Kunihiko Hashimoto studiò musica strumentale e composizione e, negli anni Trenta, si perfezionò in Europa e negli Stati Unitiavvicinandosi ai compositori d’avanguardia comeHába e Schoenberg. Rientrato in Giappone, avviò l’attività di insegnante, compositore, violinista e direttore d’orchestra. Il suo genio seppe unire la potenza della lingua giapponese al canto e ricreare la tradizione musicale giapponese con tecniche occidentali.
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